Proviamo a ragionare… (prima parte)

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Un bel po’ di anni orsono un gruppetto di pescatori sardi riuscì a confezionare un prodotto di pesca molto accattivante. Non una canna, non un mulinello, non un accessorio ma una modalità di pesca. Nel pacchetto c’era il surf casting secondo il target di chi lo aveva confezionato.

Fu una vera folgorazione per la pesca sportiva nel nostro paese. Non fu “inventata la pesca dalla spiaggia” ma una parte di essa, quella a mare mosso, fu oggetto di una operazione di immagine che coinvolse non solo i pescatori ma anche quasi tutte le aziende del settore. Dato il giusto merito a chi ebbe la felice intuizione, c’è da dire che su tante spiagge della penisola e delle isole c’erano già schiere di appassionati che con metodologie diverse catturavano dalla spiaggia bei pesci. Dalle mie parti sulle spiagge di Licola si lanciava un calamaretto o un grosso verme nella schiuma alla ricerca di spigole. Tantissimi frequentavano le spiagge della Calabria Tirrenica e quelle adriatiche intorno Vasto dalla primavera all’autunno e facevano vere incette di mormore con una pesca semi itinerante che prevedeva una sola canna, un paniere ed una scatola di legno contenente arenicola in segatura ( vogliamo dare l’etichetta ” wander surf”?).

Il santuario era la Sardegna con meno mormore e più orate, con le ombrine di Lido Girasole, i possibili squalotti di Costa Verde. La tipologia di pesca era già diversa, si attendeva il mistral per raggiungere le spiagge della costa occidentale, lo scirocco per recarsi ad Orosei. A mare calmo si andava a Badesi ma erano in pochi ad ammetterlo perché il target doveva prevedere mare mosso. Altrimenti che surf casting era?

Surf casting, tanto fascino in queste due parole ma ognuno poi confeziona il prodotto a modo proprio.

Il Mediterraneo è un bacino chiuso con sue soli sbocchi, uno artificiale quello di Suez, l’altro naturale a Gibilterra.

LE CONDIZIONI MEDITERRANEE

Le nostre maree hanno escursioni molto limitate con picchi massimi in presenza di luna piena, ma è sempre roba da poco. La corrente di marea derivante è ben poca cosa.

Il nostro surf casting trova nel vento l’elemento che può determinare la pratica dello stesso. Il vento, come le onde, non è da intendersi come blocchi di liquido o di gas che da una zona si spostano ad un’altra contigua ma come una sorta di effetto domino con trasmissione di energia da una particella gassosa ad un’ altra.

Ma come si genera un vento in Mediterraneo? Tra due zone atmosferiche con diversa pressione (dovuta al calore, l’umidità, l’irraggiamento) si crea un moto tipo vasi comunicanti che tende ad equilibrare attraverso il vento le diverse pressioni. Quando in inverno abbiamo ad esempio quei freddi venti balcanici o siberiano, è perché sulla Siberia c’è un’area di alta pressione mentre sul Mediterraneo c’è una zona di bassa pressione. Quindi la zona mediterranea in questo caso è il vaso comunicante vuoto, mentre la zona siberiana rappresenta quello pieno. Quindi maggiore è la differenza dei due livelli maggiore sarà l’intensità del vento.

Ora se il vento si muove in direzione ponente – levante avremo mareggiate più o meno consistenti sulle coste tirreniche mentre su quelle adriatiche si avrà generalmente vento di spalle. Ma non è proprio così in quanto in presenza di un vortice ciclonico più o meno vasto, il vento tenderà a ruotare, anche grazie alla rotazione dell’asse terrestre e vedremo in una sorta di ferma immagini che magari sul tirreno c’è libeccio mentre magari sull’alto adriatico ci sarà grecale.

Brezze: sono venti che sul nostro bacino insistono principalmente in estate. Sono causati dalla diversa temperatura tra la terra ed il mare. Di giorno la terra si riscalda più velocemente del mare per cui l’aria calda sale creando una zona di pressione più bassa rispetto al mare per cui si crea un moto ventoso per quanto lieve dal mare verso terra. Con la sera la terra si raffredda più velocemente il mare è ancora caldo per cui sull’acqua avremo una pressione più bassa ed il moto ventoso si invertirà con una brezza che da terra si muoverà verso il mare.

Ci rendiamo conto che la discussione potrebbe essere un po’ noiosa ma serve a capire come e dove andare a pescare.

Il vento ha una sua velocità espressa in nodi ed anche quella prossima allo zero ha un proprio significato generando particolari condizioni ossia di mare calmo. Noi dovremmo essere in grado di cogliere dai diversi tipi ed intensità di vento le tipologie di pesca praticabili.

Cosa genera il vento? In mare delle onde. Sotto costa accade che le masse d’acqua che si concatenano con quello che definivamo con una sorta di effetto domino, raggiungono i bassi fondi e l’energia delle onde incontra resistenza fino a rovesciarsi su se stesse e generare frangenti. Quindi su spiagge basse a parità di intensità di vento avremo più frangenti rispetto ad una spiaggia profonda che potrà mostrare anche un solo grosso frangente in prossimità della battigia. Nel primo caso basterà bassa energia per creare un moto ondoso con frangenti, nel secondo sarà necessaria alta energia. Altra cosa interessante facilmente verificabile è che quando il vento soffia forte avremo onde rabbiose, schiumose ed abbastanza basse in quanto lo stesso vento tende a schiacciarle. Quando il vento si attenua o muore vedremo che le creste delle onde e dei frangenti prima alzarsi poi piano piano attenuarsi e il numero di frangenti al minuto tenderà a diminuire. Questa fase è detta di scaduta. Chiaro?

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