Clima, l’allarme dell’Onu. Entro il 2100 il mare salirà e farà molto più caldo

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L’articolo che segue è stato ripreso dal sito Repubblica.it

Lo riporto in maniera integrale per non viziare i concetti con le mie considerazioni. Questa discussione fa il paio con quella che su MARE FORZA NOVE è stata pubblicata lo scorso 12 gennaio con il rapporto di Legambiente sulla situazione dei nostri mari. Mi piacerebbe continuare insieme questa discussione. Ragazzi ricordiamoci sempre che un buon pescatore ha un grandissimo rispetto per il mare e la natura.

PARIGI – Entro la fine del secolo in corso, dunque al più tardi nel 2100, la temperatura superficiale della Terra crescerà probabilmente da 1,8 a 4 gradi centigradi. E’ la stima definitiva dell’Ipcc, l’Intergovernmental Panel on Climate Change, la più importante commissione di studio delle Nazioni Unite sul surriscaldamento globale, di cui è in corso a Parigi la conferenza. Secondo la commissione, il riscaldamento del clima sulla Terra durerà per “oltre un millennio”. Gli esperti dell’Ipcc ritengono con
una probabilità del 90 per cento che il riscaldamento climatico sia dovuto alle emissioni umane di gas serra.

La oscillazioni nelle previsioni dipendono dalle quantità di anidride carbonica, il principale tra i gas-serra, che in concreto saranno immesse nell’atmofera. La stima si riferisce al decennio 2089-2099, messo a confronto con il periodo 1980-1999: si basa sul lavoro, e lo sintetizza, di 2500 ricercatori esperti in diversi settori di rilevanza climatica, e operanti in ogni parte del mondo.

Si tratta della prima revisione in sei anni delle prove scientifiche relative all’effetto-serra e alle sue conseguenze potenzialmente disastrose: l’ultima risaliva infatti al 2001, quando la proiezione fu di un incremento nella temperatura della superficie terrestre nell’ordine di 1,4-5,8 gradi. Ora gli studi sono riusciti a ridurre la forbice, tagliando sia l’estremo positivo che quello negativo. All’epoca si adottò tuttavia un metodo di calcolo parzialmente diverso da quello impiegato ora.

La differenza tra quest’ultimo rapporto e quello che l’ha preceduto, Stephanie Tunmore, di Greenpeace International, la sintetizza così: “Il messaggio ai governi è chiaro: c’è una finestra di tempo per agire che si sta restringendo in fretta. Se il rapporto del 2001 era un invito a svegliarsi, quest’ultimo è una sirena che urla”.

Quanto all’innalzamento del livello dei mari, si valuta che entro la scadenza considerata esso sarà compreso tra 18 e i 59 centimetri: si tratta peraltro di cifre sulle quali non c’è consenso unanime. Una parte degli scienziati le considerano infatti troppo prudenti, dal momento che non tengono conto delle ripercussioni di alcuni eventi recentissimi, come lo scioglimento di vaste estensioni di ghiaccio osservato sia in Antartide sia in Groenlandia.

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